Recensione: 1989 – Taylor Swift

Taylor-Swift-1989-Deluxe-2014-1200x1200Cioè, vaffanculo. Io ho sempre odiato Taylor Swift, il suo cazzo di country/pop, la sua voce e la sua pseudo-personalità sul palco. Quindi cosa fa? Mi tira fuori 1989, un album oggettivamente decente (qualunque giudizio superiore è hype o fanatismo).
Partiamo dal presupposto che HALLELUJAH, era anche ora di passare totalmente al pop; sono vent’anni che ci provi, alla fine ce l’abbiamo fatto.
Come ho già accennato, l’album non fa per niente schifo (cosa mi tocca dire…), ringraziamo Max Martin che con le sue manine d’oro riesce a fare meraviglie. Non che questo lo sai, però procediamo.

Allora, l’intero componimento è un alternarsi di canzoni piuttosto belle e canzoni decisamente di merda. C’è una rara via di mezzo come la traccia di apertura Welcome To New York, che è anche singolo promozionale. Il difetto principale è che è ripetitiva as fuck, ma tuttavia prende e inconsciamente ci si ritrova a canticchiarla. Uno dei brani che mi ha stupito molto è il primo singolo promozionale, Out Of The Woods, che con la sua atmosfera ipnotica e carica di mistero si rivela uno dei brani più efficaci dell’album, a differenza di Shake It Off, che fa schifo e basta (haters gonna hate hate hate hate hate).
Tentati rimandi ad un pop rock li troviamo con I Wish I Would e questo ci permette di capire che 1989 è un esperimento esplorativo nei diversi generi che hanno da sempre ispirato Taylor Swift. Una traccia molto particolare, quasi onirica è appunto Wildest Dream che sembrerebbe una canzone per Lana Del Rey o Lorde e non è affatto male(forse l’avrebbero cantata anche meglio, il che è tutto dire…).
Purtroppo come spesso succede, intorno alla metà dell’album, il resto dei brani diventa poco interessante e così succede anche per la Taylor (dubbi ne avevamo?), ma si riprende con le tracce dell’edizione deluxe, in particolare mi ha colpito molto Wonderland.

C’è anche chi dice che questo è un album più profondo, vero, con testi più profondi. MA CHE CAZZO STIAMO DICENDO. Personalmente trovo più profondo “You wanna a hot body? You wanna a Bugatti? You betta work bitch” rispetto a “Cause the players gonna play play play play and the haters gonna hate hate hate hate“.
Ho letto in giro che un cambiamento di genere è spesso rischioso per una star; ecco, io vorrei dire la mia: per un’artista qualunque è difficile, ma non per la Swift. Il pubblico (inspiegabilmente) la ama a prescindere, quindi quest’album poteva essere una raccolta di peti fatti con le ascelle e sarebbe arrivato alla n. 1 comunque.

Nel complesso l’album è buono, probabilmente uno dei migliori della sua carriera (non ci sto credendo nemmeno io), quindi aspettiamoci di vederla nominata ai Grammy. Di nuovo. Immeritatamente. ‘tacci sua.

Voto: 7

Taylor Swift – 1989

  1. Welcome to New York
  2. Blank Space
  3. Style
  4. Out of the Woods
  5. All You Had To Do Was Stay
  6. Shake It Off
  7. I Wish You Would
  8. Bad Blood
  9. Wildest Dreams
  10. How You Get The Girl
  11. This Love
  12. I Know Places
  13. Clean
    Deluxe Edition:
  14. Wonderland
  15. You Are In Love
  16. New Romantics
  17. I Know Places (Voice memo)
  18. I Wish You Would (Voice memo)
  19. Blank Space (Voice memo)
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